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Economia

Terni: tanta fatica, pochi soldi. Stipendi bassi anche a Perugia

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Terni e Perugia sono tra le province più laboriose d’Italia, ma a fine mese, troppo pochi soldi arrivano in tasca. A dirlo è la più recente indagine della Cgia di Mestre, pubblicata nei giorni scorsi, che ha incrociato i dati Inps su giornate lavorate e stipendi. In base allo studio, che si riferisce a rilevazioni compiute nel corso del 2023, i lavoratori dipendenti del privato a Perugia e a Terni hanno timbrato il cartellino in media 250 giorni l’anno, appena al di sopra della media nazionale di 246. Nonostante questo impegno, però, gli stipendi restano bassi: con una retribuzione media annua di circa 21.000 euro, pari a 84 euro lordi al giorno, dato che pone la nostra regione proprio a metà della graduatoria nazionale.

Per avere un’idea del divario, si pensi che la provincia con la maggior retribuzione media annua è Milano, con oltre 34mila euro, quella più bassa è la calabrese Vibo Valentia, che supera appena i 13mila.
Una forbice tra nord e sud che resta quindi molto ampia e che non si spiega certo con una minore operosità dei lavoratori. Anzi. Secondo la Cgia, il problema è strutturale: nelle aree metropolitane del Nord si concentrano aziende medio-grandi, settori ad alta produttività e posizioni apicali, come manager e tecnici specializzati. Tutti ruoli che, per contratto, prevedono stipendi più alti. In Umbria, invece, il tessuto economico è dominato da piccole imprese e comparti a più basso valore aggiunto. Mancano, inoltre, gli strumenti per premiare il merito, col risultato che sia a Terni che a Perugia si lavora quasi quanto a Parma o Reggio Emilia, ma si guadagna quasi il 30% in meno.
Un dato che, aggiunto agli altri indicatori sul mercato del lavoro, rischia di scoraggiare i più giovani a puntare sulla nostra regione come luogo d’elezione per far carriera, specialmente se si ambisce alle più alte fasce di reddito.