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Cronaca

Giallo di via Cannizzaro: denunciato un 17enne colombiano

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giallo via cannizzaro

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Risolto, dopo oltre un mese, il giallo di via Cannizzaro. Ad aggredire l’83enne professoressa di Storia dell’Arte in pensione, Paola Ferri, per anni insegnante al lieceo Classico, è stato un ragazzo di appena 17 anni, di origini colombiane e con diversi precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti, attualmente denunciato in stato di libertà.

L’aggressione, ricordiamo, si consumò, nella notte tra il 6 e il 7 gennaio scorsi, nell’abitazione della donna, un appartamento al primo piano di via Cannizzaro, a pochi passi dalla stazione ferroviaria di Terni.

Il giovane indagato è un vicino di casa della donna e la perquisizione nella sua abitazione ha portato gli inquirenti a sequestrare anche alcuni indumenti. Il prossimo 17 febbraio verrà sottoposto ad accertamenti tecnici non ripetibili per estrarre il suo Dna, nel contesto degli esami condotti dai carabinieri del Ris. Da quanto appreso il 17enne vivrebbe, con i propri familiari, nello stesso palazzo dell’insegnante aggredita. Per la precisione al piano terra, in quello che un tempo era il mini appartamento del portiere dello stabile c he il condominio ha successivamente deciso di affittare.

Nei confronti del minorenni si procede per i reati di rapina aggravata e lesioni. L’indagato è a conoscenza del procedimento a suo carico, essendogli stato notificato un avviso di accertamenti tecnici irripetibili. «Ci riserviamo di nominare un consulente – afferma l’avvocato Alberto Catalano, difensore del giovane indagato – e valutiamo anche di avanzare una richiesta di interrogatorio al pubblico ministero».

Le indagini sull’accaduto sono condotte dai carabinieri di Terni. La donna, aggredita in casa dal minorenne colombiano – che per entrare aveva forzato una finestra che si affaccia sul cortile interno del palazzo – aveva dovuto ricorrere ad oltre cento punti di sutura per le ferite causate dal rapinatore – probabilmente con un oggetto appuntito – per la maggior parte al volto e al collo. L’aggressore era poi fuggito portando con sé le fedi che era riuscito a togliere dal dito della vittima.