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Cronaca

Omicidio di Foligno, si scava nelle motivazione che hanno portato la figlia ad uccidere il padre

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carabinieri

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Un quadro inquietante, quello che emerge dall’omicidio di Foligno: un padre ucciso, il suo corpo lasciato in casa per settimane e una figlia che per quasi quarant’anni lo aveva accudito. È il quadro che emerge dall’inchiesta sulla morte di Claudio Bertini, 75 anni, per la quale è stata fermata la figlia Scilla, accusata di averlo strozzato con le proprie mani nella loro abitazione di Foligno.

L’indagine dei carabinieri della Procura di Spoleto, coordinata dal procuratore capo Claudio Cicchella e dal sostituto Vincenzo Ferrigno, si concentra ora sul movente: tra gli elementi sotto la lente degli investigatori ci sono alcuni prelievi anomali di denaro effettuati dalla donna prima e dopo la morte del padre.

A far scattare l’allarme è stato il medico di famiglia, chiamato il 14 marzo scorso, che davanti al cadavere in stato avanzato di decomposizione ha avvertito le autorità, facendo partire l’inchiesta per omicidio. Scilla Bertini, 43 anni, è stata fermata ieri e trasferita nel carcere di Capanne. Secondo le accuse, dopo aver accudito il padre praticamente per tutta la vita, avrebbe deciso di ucciderlo, forse esasperata da una vita di isolamento o dopo un litigio legato ad alcune spese inconsuete.

L’autopsia ha accertato che la morte risale a 15-20 giorni prima ed è avvenuta per strangolamento.

A insospettire gli investigatori, il comportamento della donna dopo il delitto: nelle settimane successive avrebbe prelevato circa cinquemila euro dal conto del padre e si sarebbe resa irreperibile per alcuni giorni.

I carabinieri l’hanno fermata in una struttura dove aveva prenotato una settimana di soggiorno, temendo che potesse tentare la fuga. Domani mattina in carcere a Perugia si terrà l’udienza di convalida davanti al giudice.