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Scuola: il Governo commissaria l’Umbria, la Regione annuncia battaglia

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Il Governo ha deciso di commissariare la Regione Umbria sul dimensionamento scolastico. La misura è stata approvata dal Consiglio dei ministri e riguarda anche Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna. Alla base del provvedimento, secondo l’esecutivo, il mancato rispetto dei tempi previsti dei piani di riorganizzazione della rete scolastica, riforma inserita tra gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza e quindi soggetta a tempistiche stringenti.

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara parla di una scelta necessaria per rispettare gli impegni presi con l’Unione europea ed evitare il rischio di perdere risorse già assegnate. Il Governo sottolinea che il commissariamento non comporta la chiusura di scuole o plessi, ma riguarda esclusivamente la riorganizzazione amministrativa delle autonomie scolastiche, necessaria per garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico. Valditara ricorda inoltre che sono già state concesse due proroghe alle Regioni coinvolte.

Durissima la reazione della Regione Umbria. La presidente Stefania Proietti e l’assessore all’Istruzione Fabio Barcaioli parlano apertamente di una scelta politica più che tecnica. L’Umbria, spiegano, aveva già approvato sette accorpamenti sui nove richiesti, ma si è fermata davanti a un ricalcolo dei dati ministeriali che, a loro dire, avrebbe penalizzato la Regione, imponendo ulteriori tagli giudicati ingiusti e iniqui. La Regione denuncia anche l’assenza di un confronto con il Governo: da oltre un anno, affermano Proietti e Barcaioli, sono state chieste spiegazioni sui criteri del dimensionamento senza ottenere risposte. 

Una doppia accusa nei confronti del Governo, insomma: da una parte il sospetto che il commissariamento sia un tentativo di centralizzazione e di compressione delle autonomie locali; poi c’è la questione prettamente politica: infatti, tutte le regioni commissariate sono amministrate da giunte di centrosinistra. La regione annuncia quindi battaglia: ricorso al Presidente della Repubblica e iniziative politiche per fermare un provvedimento che porterebbe a un ulteriore indebolimento dell’istruzione pubblica.