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Attualità

Rapporto Invalsi 2025, tra gioie e dolori

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invalsi25

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Buone notizie per l’Umbria dall’ultimo rapporto Invalsi, Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, ma in un contesto generale che si può definire scoraggiante, se non proprio deprimente.

Il rapporto per il 2025 colloca l’Umbria ai vertici del panorama scolastico nazionale, in particolare nella scuola secondaria di primo grado, dove gli studenti umbri ottengono i risultati migliori d’Italia sia in Italiano che in Matematica. Anche nella scuola primaria, le classi seconda e quinta si posizionano stabilmente tra le prime quattro regioni italiane, a certificare l’efficacia del lavoro svolto da docenti e scuole del territorio.

Tuttavia, il quadro non nasconde alcune rilevanti criticità. Nella scuola secondaria di secondo grado, infatti, il vantaggio dell’Umbria scompare e i risultati tornano a essere in linea con la media nazionale. Inoltre, anche qui si registra una crescita nella percentuale di studenti con competenze molto basse, segnale nefasto che purtroppo si riscontra in tutta Italia.

A livello nazionale, infatti, il trend è in discesa in tutti i cicli scolastici, tutte le discipline e in quasi tutte le regioni. Se si è verificato un certo avvicinamento tra Nord e Sud, lo stesso purtroppo non è frutto di un miglioramento delle regioni meridionali, ma del peggioramento di quelle settentrionali. Infatti, i territori che fino a pochi anni fa vantavano performance alte, adesso mostrano segnali di flessione, soprattutto alle medie e alle superiori.

Altro dato molto preoccupante è la progressiva perdita di competenze via via che si procede nei gradi scolastici: si parte con risultati positivi nella primaria, ma il quadro si deteriora già alle medie e diventa critico alle superiori. Un terzo degli studenti di seconda superiore non riesce nemmeno a raggiungere i livelli minimi di competenza né Italiano né in Matematica e sebbene la dispersione scolastica sia in calo, cresce comunque la quota di chi resta a scuola senza acquisire le competenze di base: come si diceva una volta, sono tanto quelli che vanno a scuola solo per scaldare il banco.

Questi dati ci obbligano ad agire per consolidare ciò che funziona, affrontare le fragilità e garantire che almeno gli apprendimenti fondamentali possano essere un obiettivo comune per gli studenti italiani di ogni dove e in ogni fascia d’età.