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L’INCHIESTA: Aumenta anche a Terni l’abuso di alcol tra i minori
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Una ragazza minorenne lo scorso weekend è arrivata al pronto soccorso di Terni in condizioni critiche a causa di un grave abuso di alcol.
I sanitari hanno riscontrato un coma etilico, una condizione potenzialmente letale che si verifica quando l’organismo non riesce più a smaltire l’alcol ingerito.
Grazie all’intervento tempestivo del personale medico, la giovane è stata presa in carico e monitorata, alla presenza di un genitore, evitando conseguenze ancora più gravi.
Episodi come questo colpiscono non solo per la loro drammaticità clinica, ma perché rappresentano la punta di un iceberg più profondo e complesso.
Il pronto soccorso diventa spesso il luogo in cui emergono, in modo improvviso e violento, fragilità che si sono costruite ben prima della notte dell’eccesso.
Il coma etilico non è una semplice “sbronza”, è una vera emergenza medica. L’alcol assunto in quantità elevate e in tempi ridotti, deprime il sistema nervoso centrale, rallenta la respirazione, abbassa la pressione e può portare alla perdita di conoscenza, fino al rischio di morte.
In particolare nei giovani e nei minorenni, il corpo è ancora più vulnerabile agli effetti tossici dell’alcol.
Ed è proprio qui che il fatto di Terni apre una domanda inevitabile: perché sempre più giovani abusano dell’alcol?
Le cause sono molteplici e intrecciate.
Da un lato c’è una normalizzazione culturale del bere, spesso percepito come rito di passaggio, strumento di socialità o mezzo per “staccare” e sentirsi parte di un gruppo.
Dall’altro, pesano le pressioni dei pari, la ricerca di accettazione e la difficoltà, per molti adolescenti di gestire emozioni come ansia, solitudine o frustrazione.
Ad esempio, se si prendono i dati dell’ultima analisi ISTAT, in Umbria, oltre 50 mila giovani cercano lo sballo immediato prendendo 5-6 ‘shot’ in trenta minuti, mentre il 12% dei minori umbri si ubriaca abitualmente.
Non va poi sottovalutato il ruolo della scarsa percezione del rischio. L’alcol è una sostanza legale, facilmente reperibile e questo contribuisce a minimizzare la pericolosità (sebbene la legge vieti la vendita e la somministrazione alcolica ai minorenni)
A ciò si aggiungono controlli talvolta insufficienti e una comunicazione preventiva che fatica a parlare il linguaggio delle nuove generazioni.
Il caso della ragazza finita in coma etilico non dovrebbe essere archiviato come una “bravata finita male”. E’ un segnale che chiama in causa famiglie, scuole, istituzioni e comunità locali.
La prevenzione non può limitarsi all’emergenza sanitaria: serve educazione, ascolto e la costruzione di spazi in cui i giovani non debbano affidarsi all’alcol per sentirsi visti, o accettati.
Perché dietro ogni barella che entra in pronto soccorso c’è una storia che inizia molto prima e che merita di essere compresa, non ignorata.
