Attualità
“L’Italia Conta” sul Referendum: una riforma travolta dalla politica
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“La Presidente del Consiglio è stata tirata per la giacca!” tuona il leader de L’Italia Conta,
Yari Lupattelli. “Doveva lasciare la vicenda agli uomini e alle donne di partito. Il suo
ingresso ha finito per mettere in secondo piano i contenuti reali, favorendo una
polarizzazione delle opinioni”.
Secondo Lupattelli, l’intervento diretto di Giorgia Meloni ha avuto un effetto preciso: “Ha
contribuito al risveglio di una parte di elettorato che ha scelto di votare solo per poter
dire ‘No’ a Meloni e al suo Governo. Le iniziative pubbliche non hanno chiarito il senso
della riforma, ma hanno solo inasprito i toni. Un peccato soprattutto aver perso
l’occasione di aggiornare la Costituzione: il popolo adesso se la dovrà tenere così com’è
per chissà quanto!”.
La critica si fa ancora più netta sul piano politico: “Io non sarei mai sceso in campo da
Presidente del Consiglio. Meloni avrebbe dovuto rivolgersi anche a quella sinistra che in
passato si era mostrata favorevole alla riforma, cercando consenso sui temi e non sulla
contrapposizione. Personalizzando la sfida ha finito per ledere la riforma e sé stessa, non
in modo dissimile da quanto fece Renzi”.
Le conseguenze, per L’Italia Conta, potrebbero essere pesanti: “Oltre alle dimissioni
pretese da Del Mastro, Santanché e Bartolozzi, il Governo ne esce risicato, più esposto a
pressioni e ricatti. E il risultato del referendum rischia di aver compromesso ogni
prospettiva di riforma: un tema che poteva unire, nel rispetto del principio liberale della
separazione dei poteri, è stato trasformato in uno scontro dai toni cruenti e fuori fuoco”.
Infine l’allarme sul clima politico: “Figuriamoci se in queste condizioni ci si può sedere a
un tavolo per discutere di premierato o di legge elettorale. A volte sembra di rivedere il
clima degli anni ’70, con un’ostentata voglia di violenza: così non c’è spazio per il
confronto”.
