Economia
In Umbria la spesa delle famiglie cresce ma l’inflazione riduce il paniere
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Un’indagine del Centro Studi Tagliacarne – Unioncamere sui consumi delle famiglie umbre divulgata dalla Camera di Commercio regionale fotografa una regione in difficoltà, più vicina nei consumi al Mezzogiorno che al Centro-Nord.
Nel 2023 la spesa media per consumi delle famiglie umbre è stata di poco più di 20.200 euro annui, il valore più basso tra le regioni del Centro-Nord, e cifra che risulta del 13,5% sotto la media nazionale. Inoltre, sebbene nominalmente i consumi crescano, in realtà – al netto dell’inflazione – la spesa reale risulta calata del 4,7% in cinque anni.
Altro dato significativo riguarda la composizione della spesa: in Umbria è aumentato il peso degli alimentari (19,1%), indicatore tipico delle economie più fragili, dove il budget si deve necessariamente concentrare sui beni essenziali.
A Terni, dove i consumi pro capite sono inferiori di oltre 2.100 euro rispetto a Perugia, la quota alimentare risulta ancora più alta.
Insomma, a fronte di un Pil che torna ai livelli pre-Covid, i consumi reali invece arretrano: gli umbri pur spendendo di più, riescono ad acquistare meno.
Il presidente della Camera di Commercio Giorgio Mencaroni individua il nodo della questione nella bassa produttività: servono investimenti mirati, formazione e sostegno alle imprese per rilanciare occupazione e redditi.
“I consumi delle famiglie – dichiara – sono lo specchio diretto dell’andamento dell’economia reale. Serve una svolta che unisca investimenti mirati, formazione, digitalizzazione e supporto alle imprese più dinamiche, per rimettere in moto redditi, occupazione e quindi consumi. L’Umbria ha le risorse umane e territoriali per farcela”.


