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Politica

Il Consiglio Provinciale di Terni blocca Bandecchi: respinta la proposta per Direttore Generale e Capo di Gabinetto

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Il Consiglio provinciale di Terni riunitosi il 5 giugno ha inflitto un duro colpo alla linea politica del neo presidente Stefano Bandecchi, respingendo la proposta di istituzione delle figure di Direttore Generale e Capo di Gabinetto.
La manovra, che prevedeva nuovi stanziamenti nel Documento Unico di Programmazione 2025-2027 e nel bilancio previsionale per finanziare queste assunzioni di vertice, è stata bocciata con sei voti contrari contro cinque favorevoli (a favore Stefano Bandecchi, il suo vice Francesco Maria Ferranti e i tre di Alternativa Popolare) segnando il primo vero banco di prova per l’amministrazione provinciale guidata dal leader di Alternativa Popolare.

La votazione ha assunto una chiara valenza politica, con un’inedita alleanza trasversale tra Partito Democratico, Fratelli d’Italia e la consigliera civica Cinzia Fabrizi, che hanno unito le forze per fermare la proposta.
Il consigliere PD Marsilio Marinelli ha motivato il voto contrario sottolineando le difficoltà finanziarie dell’ente e l’assenza di nuove competenze che giustifichino l’incremento di figure apicali: «Riteniamo le nomine eccessive, inopportune allo stato attuale. Qualora ci fossero nuove competenze, si vedrà», ha dichiarato a margine della seduta. Una posizione condivisa da Fratelli d’Italia, che già in commissione aveva espresso dubbi. In una nota congiunta, il capogruppo Marco Bruni, il consigliere Davide Melone e il coordinatore provinciale Alberto Rini hanno evidenziato la possibilità di riorganizzare e valorizzare il personale esistente «senza necessità di figure esterne e costi aggiuntivi».

Al centro della contesa, la figura di Raffaello Federighi, nome vicino a Bandecchi e indicato come potenziale Capo di Gabinetto, è rimasta in stand-by. La sua nomina, vista da molti come un tentativo di consolidare il controllo del presidente sulla macchina amministrativa in vista anche delle prossime sfide, si è scontrata con un’opposizione compatta, che ha giudicato l’operazione poco trasparente e non giustificata dalle esigenze attuali dell’ente.
A margine della seduta, Bandecchi non ha nascosto la propria irritazione, arrivando a proporre, secondo quanto riferito da alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, di donare personalmente 200 mila euro pur di finanziare le assunzioni. Una mossa definita dai critici una “boutade”, interpretata come un ulteriore segnale di uno stile politico troppo personalistico e decisamente controverso.

La bocciatura rappresenta un passaggio cruciale per la nuova stagione amministrativa della Provincia di Terni. Il voto non solo congela due nomine strategiche per l’assetto di potere voluto da Bandecchi, ma mette in luce le difficoltà di governare un ente intermedio senza una maggioranza solida. L’asse PD-FdI, pur eterogeneo, ha dimostrato che su questioni gestionali e di bilancio è possibile trovare convergenze, soprattutto quando si tratta di frenare iniziative percepite come avventate o non prioritarie.

Per Stefano Bandecchi, già sindaco di Terni e leader di Alternativa Popolare, questo stop evidenzia i limiti di un approccio centralista in un contesto istituzionale che richiede dialogo e mediazione. La Provincia infatti, priva di un’egemonia politica netta, si configura come un terreno complesso, dove ogni scelta deve essere negoziata con un consiglio eterogeneo, non come invece avviene nel comodo contorno del consiglio comunale di Terni dove ogni scelta del Sindaco passa senza alcuna negoziazione o discussione.

Sul piano politico, la votazione potrebbe ridisegnare i rapporti di forza, spingendo il presidente a riconsiderare il metodo di governo e a cercare un confronto più ampio con le opposizioni. Sul territorio, la vicenda alimenta il dibattito sulla gestione delle risorse pubbliche e sulla necessità di priorità chiare, in un ente che ancora fatica a ridefinire il proprio ruolo dopo anni di difficoltà e tagli di competenze.
La sfida per Bandecchi sarà ora dimostrare di poter adattare la propria visione a una realtà istituzionale che si è rivelata tutt’altro che allineata. Si prospetta un cammino irto di ostacoli e di insidie, specialmente quando manca una chiara visione prospettica e una guida politica capace…