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E’ in fin di vita la donna colpita dall’ex marito con otto martellate

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Morte cerebrale per Fathia El Afghani, 43enne marocchina, ridotta in fin di vita da almeno otto martellate alla testa, sferrate dall’ex marito Mohamed El Messaoudi all’interno dell’autobus di linea 622, a Santa Lucia di Stroncone nel primo pomeriggio di sabato 9 maggio.

L’uomo è stato arrestato ieri dai Carabinieri di Terni, martedì 12 maggio, con l’accusa di tentato femminicidio pluriaggravato.

Secondo quanto illustrato dal Procuratore Capo di Terni, Antonio Laronga, durante la conferenza stampa di ieri al Comando provinciale di via Radice, El Messaoudi non ha lasciato nulla al caso: aveva acquistato un martello nuovo – il prezzo di 3,90 euro e il codice a barre erano ancora attaccati al manico – con l’unico scopo di colpire. “Otto colpi sferrati con inaudita crudeltà che hanno causato lo sfondamento del cranio della donna” ha precisato ieri il Procuratore Laronga.

L’indagato era già noto alla giustizia: lo scorso 2 aprile era stato arrestato per maltrattamenti e lesioni. Nonostante fosse incensurato, il Tribunale aveva imposto il divieto di avvicinamento alla vittima, monitorato dal braccialetto elettronico. Tuttavia, il dispositivo non ha lanciato alcun segnale d’allarme sabato. «L’uomo si è avvicinato alla vittima in pochissimi minuti utilizzando il bus», ha spiegato il Procuratore Laronga.

«Considerando che l’alert scatta a 500 metri di distanza, il movimento del mezzo ha azzerato i tempi di intervento». Paradossalmente, è stato proprio il braccialetto a “incastrare” l’aggressore: El Messaoudi se ne è liberato subito dopo il delitto, ma il dispositivo, con il suo numero di matricola univoco, è stato ritrovato a soli 20 metri dal luogo dell’aggressione.

Il comandante provinciale dei carabinieri Antonio De Rosa ha affermato che l’aggressore non sarebbe potuto andare lontano senza documenti e senza mezzi e che ad un certo punto avrebbe avuto fame e sete.

Fondamentale è stato il ruolo dei cittadini: prima una donna residente a Santa Lucia ha consegnato il braccialetto elettronico ritrovato per strada e poi il personale del bar “Coffee Time” di Vascigliano, che grazie alla foto diffusa sui social dell’aggressore, è riuscito a identificarlo mentre era nel bar a fare colazione e ad allertare i Carabinieri.

«Eravamo preoccupati, il soggetto era potenzialmente pericoloso, affamato e in fuga», ha concluso Laronga, ringraziando l’Arma e la “comunità sana” di Terni.

El Messaoudi deve ora rispondere di tentato femminicidio aggravato dalla crudeltà e dalla violazione delle misure cautelari.

Il difensore di ufficio del marocchino è l’avvocato di Orvieto Andrea Solini Colalè.