Cronaca
Detenuta di 30 anni si toglie la vita nel carcere di Capanne
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Non finisce mai la sequenza di tragedie provenienti dalle carceri umbre. Stavolta una donna di 30 anni, detenuta nel carcere femminile di Perugia-Capanne, si è tolta la vita domenica mattina. Originaria di Taranto, secondo fonti sindacali, soffriva di disturbi psichiatrici. Il gesto è avvenuto mentre si trovava sola in cella e si sono rivelati inutili i tentativi di soccorso da parte della polizia penitenziaria e del personale sanitario.
Dal garante regionale dei detenuti, Giuseppe Caforio, giungono parole d’allarme che tutto sembrano tranne che nuove: “La situazione negli istituti umbri è sempre più critica”, afferma, “servono interventi urgenti per affrontare il sovraffollamento, rafforzare il personale e garantire condizioni di detenzione più umane e nelle ultime settimane si sono moltiplicati episodi di autolesionismo e aggressioni agli agenti.”
A esprimere dolore e preoccupazione sono anche la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, e l’assessore al Welfare, Fabio Barcaioli: “È una sconfitta collettiva”, dicono, “che impone una riflessione profonda sul sistema carcerario, soprattutto sulla tutela della salute mentale”.
Nelle settimane passate era stata annunciata l’attivazione del nuovo Provveditorato per Umbria e Marche con sede a Perugia, ma manca ancora la nomina ufficiale di un dirigente: il nuovo provveditorato è considerato un passaggio fondamentale per dare una svolta concreta al sistema penitenziario regionale. Per il momento, quel che è certo è che la situazione delle carceri umbre è degna dei peggiori scenari di sfacelo, con detenuti e agenti costretti a vivere situazioni di degrado e pericolo, non degni di un paese civile e di una terra che intende fare del richiamo alla solidarietà e ai diritti umani la sua bandiera identitaria.
