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Cinghiali, il Consiglio regionale apre alla riforma della caccia
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Il problema è sotto gli occhi di tutti: negli ultimi anni i cinghiali sono aumentati, e con loro i danni ai campi coltivati e gli incidenti sulle strade umbre. Per questo la Regione ha messo mano al regolamento che disciplina la caccia a questa specie, fermo dal 1999.
La Terza commissione dell’Assemblea legislativa ha dato il primo via libera al testo, che introduce una novità importante: la “caccia in girata”, una tecnica finora non prevista, pensata per rendere più efficace il contenimento della popolazione. Cambiano anche le regole per chi caccia da solo, con l’obiettivo — spiegano dai banchi della maggioranza — di dare a tutte le forme di caccia pari possibilità di accesso al territorio.
Non è una scelta isolata: la revisione si inserisce nel piano nazionale varato dal Commissario straordinario per contrastare la peste suina africana, che indica proprio la girata tra le tecniche più efficaci per abbattere il numero di capi nelle zone ancora libere dal virus.
Il voto in commissione non è stato unanime: le opposizioni hanno votato contro, lamentando un confronto giudicato insufficiente con chi la caccia la pratica davvero. E infatti, prima di arrivare al testo definitivo, la commissione ha voluto interpellare gli Ambiti territoriali di caccia, le associazioni venatorie come Federcaccia, ArciCaccia ed EnalCaccia, il mondo ambientalista con il Wwf e quello agricolo con Coldiretti e Cia. Ognuno ha portato la propria visione: chi chiede più sicurezza per chi va a caccia, chi vuole tutelare le coltivazioni, chi insiste sulla necessità di distinguere tra zone dove il cinghiale è di casa da sempre e altre dove la sua presenza è più recente e problematica.
Dal confronto sono arrivate anche alcune richieste precise, che la commissione ha fatto proprie: vigilare perché le battute in squadra non finiscano per favorire, invece che frenare, la riproduzione dei cinghiali; rendere pubbliche — con cartelli e online — le date e i luoghi delle battute, così che chi frequenta boschi e campagne sappia dove e quando può incrociare i cacciatori; e infine tornare a fare il punto sui risultati della riforma entro l’aprile 2027, per capire se le nuove regole stanno davvero funzionando.
A difendere l’impianto della riforma è stata l’assessore regionale Simona Meloni, che ha ricordato come il tema sia da tempo al centro del confronto con il mondo venatorio: «Bloccare questa riforma — ha detto — significherebbe non cambiare nulla, mentre i danni continuano ad aumentare. Meglio una riforma parziale ma concreta che l’immobilismo». Per l’assessore la vera sfida, più che nei controlli, sta nella responsabilità di chi caccia: «Servono numeri reali sugli abbattimenti, dichiarati con serietà, soprattutto da parte delle squadre».
